Recensione ed analisi a cura di Roberto Portinari
Bruno Borello
L’universo dell’iperrealismo è un luogo impervio e ingannevole, dal punto di vista
critico. Individuati, infatti, i requisiti tecnici minimi per poter iniziare un lavoro di analisi,
l’osservatore si pone di fronte a un dilemma di non semplice soluzione: è possibile
innalzare questo filone dell’arte visiva oltre la mera considerazione della bravura
meccanica volta alla realizzazione delle opere?
Occorre muoversi con circospezione ed estrema cautela, giacché il pericolo di limitarsi
ad eseguire un’indagine di carattere metodico è considerevole, vieppiù se si studiano
manufatti di alto livello.
Con Bruno Borello siamo beneauguratamente accompagnati a superare questo
dilemma: non si discute, per cominciare, l’estrema cura del tratto e della precisione. Si ha
difficoltà a credere che non ci si trovi di fronte a riproduzioni fotografiche. Di somma
fattura, per l’appunto, le sfere grafiche e cromatiche, supportate dalla ricercatezza e dal
pieno possesso dell’aspetto artigianale di questo mondo, ossia dalle qualità del disegno
stesso, all’uso dei materiali, fino alla consapevolezza del segno e dei temi.
Lo scalino successivo, brillantemente oltrepassato, è proprio qui: i temi.
La profonda sensibilità di Borello ci permette di discutere di creazioni che ci
accompagnano oltre la semplice ammirazione estatica della realizzazione. Prendo ad
esempio la sua opera (a mio avviso) di maggior impatto, Scatola di lacrime. L’artista ha
saputo farci percorrere il brivido di un messaggio ancestrale contenuto in un contesto
ridotto al quotidiano, che esattamente di quotidiano parla. Da un ambiente domestico,
con la realizzazione di una scena dettagliatissima (grazie all’alta qualità del suo
iperrealismo) ci ha portati per mano a ragionare di massime questioni che riguardano
tutti: le angosce del nostro tempo, i dedali del nostro inconscio, i misteri delle nostre
reazioni e le architetture del nostro intimo.
Pensiamo inoltre a quanto l’autore si sia messo in gioco con altri due quadri, Iucci e
Carletto, evidentemente autobiografici, dove noi stessi siamo portati a riflettere sulle
nostre esistenze e sul significato dello scorrere del Tempo attraverso le generazioni che si
susseguono.
Peraltro l’animo di Borello è riconoscibile anche attraverso la sua silhouette in molte
opere, elemento che conferisce ulteriore valore emotivo al trasporto che è in grado di
applicare e di trasmettere con i suoi disegni.
In conclusione il complesso di Bruno Borello si innalza al rango di arte eccellente, per
la chiara capacità di aver saputo affiancare proprietà materiali a insegnamento morale,
confermando una raffinatezza sentimentale amalgamata alla perfezione con la
concretezza dell’atto estetico.